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mercoledì 10.02.2010 ore 00.24
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Elettricista morto sul lavoro
Giallo sui motivi del decesso

Saranno i medici legali e l'autopsia a stabilire come è morto Elio Casu, l'eletricista morto a Cagliari mentre riparava una pompa sommersa
di Alessandra Salemi
CAGLIARI. I medici legali (Paribello e Frau) riceveranno l'incarico per l'autopsia sul corpo di Elio Casu, 49 anni, elettricista della Imbi, la società che ha in appalto la manutenzione dei servizi tecnici di Telecom, trovato morto in via Boiardo dentro un tombino dove era entrato a testa in giù per riparare una pompa sommersa. Il sostituto procuratore della Repubblica Gian Giacomo Pilia lavora su un'ipotesi di omicidio colposo e, come atto dovuto, ha iscritto nel registro degli indagati Alessandro Meloni, titolare della società. Le cause dell'incidente non sono per nulla chiare, neppure l'occhio esperto dei colleghi dell'elettricista è riuscito a vedere chiaro nella scena terribile di martedì sera, intorno alle 21,30, l'ora in cui una guardia giurata in servizio negli uffici Telecom è stata attirata dal furgone della Imbi parcheggiata nel cortile e con un portello aperto.

Il vigilante si è avvicinato per guardare meglio (era tutto strano: il furgone, l'ora), nell'oscurità ha notato il tombino aperto e qualcosa che usciva: le gambe, le scarpe di Casu. Una corsa a chiamare aiuto, purtroppo inutile: l'ambulanza del 118, i carabinieri, poi i vigili del fuoco perché nessuno riusciva a tirar fuori il povero corpo. Ci aveva provato subito, d'istinto, anche la stessa guardia giurata. Davanti al tombino si sono riuniti i colleghi di Casu, i carabinieri, i tecnici dei vigili del fuoco, gli esperti della Asl, l'ente che vigila sul rispetto delle leggi in materia di sicurezza sul lavoro.

Uno dei primi esami è sulle procedure di sicurezza per un intervento di routine come quello che Casu doveva fare nel pomeriggio di ieri, dopo le 16, ora in cui aveva parlato al telefono con un fratello, l'ultimo che l'ha sentito. Qualcuno ha riferito che già un quarto d'ora dopo il tecnico non rispondeva più al telefono: segno che stava operando sul tombino o che la disgrazia era giù accaduta? Si dovrà vedere se la dotazione degli strumenti era quella necessaria e se un intervento di quella natura potesse essere garantito in sicurezza da un operatore soltanto. Ma mercoledì non è stato fatto mistero della grande attesa attorno al responso dei due medici legali che saranno incaricati dal pm di svolgere l'autopsia.


In un primo momento si è detto che Casu fosse morto folgorato dentro il tombino nel quale stava lavorando. Ma a un primo esame sembra che questa possibilità sia stata esclusa. Resta il malore che potrebbe aver stordito l'elettricista e quindi averlo trattenuto in quella posizione facendolo poi finire con la testa sott'acqua. Il tombino è quadrato, ha un'apertura di 60 centimetri per lato, Casu era lì per cambiare le fascette che tenevano la pompa sommersa. Poi c'è la terza temuta ipotesi: che l'uomo, sveglio e cosciente, sia finito con la testa sott'acqua per un motivo non dipendente dalla sua volontà e che sia morto annegato. La domanda atroce circolava ieri e scuoteva tutti: colleghi e operatori impegnati nelle indagini. Ci si è chiesti anche quale errore di manovra eventualmente, in una circostanza simile, fosse possibile commettere, ma non sono arrivate risposte plausibili.

La procura ha nominato anche un perito della Asl per gli accertamenti tecnici sul luogo dell'incidente. Un'altra morte sul lavoro che ha provocato commozione e sgomento, seconda nella sequenza delle tre disgrazie avvenute a ventiquattr'ore una dall'altra: a Oristano, a Cagliari e a Portovesme. Nei prossimi giorni gli esiti delle perizie, intanto ieri decine di persone si sono strette attorno alla famiglia (moglie e due figli, i fratelli).
(10 aprile 2008)
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