Elettricista morto sul lavoro
Giallo sui motivi del decesso
Saranno i medici legali e l'autopsia a stabilire come è morto Elio Casu, l'eletricista morto a Cagliari mentre riparava una pompa sommersa
di Alessandra Salemi
CAGLIARI. I medici legali (Paribello e Frau) riceveranno l'incarico
per l'autopsia sul corpo di Elio Casu, 49 anni, elettricista della
Imbi, la società che ha in appalto la manutenzione dei servizi
tecnici di Telecom, trovato morto in via Boiardo dentro un tombino
dove era entrato a testa in giù per riparare una pompa sommersa. Il
sostituto procuratore della Repubblica Gian Giacomo Pilia lavora su
un'ipotesi di omicidio colposo e, come atto dovuto, ha iscritto nel
registro degli indagati Alessandro Meloni, titolare della società.
Le cause dell'incidente non sono per nulla chiare, neppure l'occhio
esperto dei colleghi dell'elettricista è riuscito a vedere chiaro
nella scena terribile di martedì sera, intorno alle 21,30, l'ora in
cui una guardia giurata in servizio negli uffici Telecom è stata
attirata dal furgone della Imbi parcheggiata nel cortile e con un
portello aperto.
Il vigilante si è avvicinato per guardare meglio (era tutto strano:
il furgone, l'ora), nell'oscurità ha notato il tombino aperto e
qualcosa che usciva: le gambe, le scarpe di Casu. Una corsa a
chiamare aiuto, purtroppo inutile: l'ambulanza del 118, i
carabinieri, poi i vigili del fuoco perché nessuno riusciva a tirar
fuori il povero corpo. Ci aveva provato subito, d'istinto, anche la
stessa guardia giurata. Davanti al tombino si sono riuniti i
colleghi di Casu, i carabinieri, i tecnici dei vigili del fuoco,
gli esperti della Asl, l'ente che vigila sul rispetto delle leggi
in materia di sicurezza sul lavoro.
Uno dei primi esami è sulle procedure di sicurezza per un
intervento di routine come quello che Casu doveva fare nel
pomeriggio di ieri, dopo le 16, ora in cui aveva parlato al
telefono con un fratello, l'ultimo che l'ha sentito. Qualcuno ha
riferito che già un quarto d'ora dopo il tecnico non rispondeva più
al telefono: segno che stava operando sul tombino o che la
disgrazia era giù accaduta? Si dovrà vedere se la dotazione degli
strumenti era quella necessaria e se un intervento di quella natura
potesse essere garantito in sicurezza da un operatore soltanto. Ma
mercoledì non è stato fatto mistero della grande attesa attorno al
responso dei due medici legali che saranno incaricati dal pm di
svolgere l'autopsia.
In un primo momento si è detto che Casu fosse morto folgorato
dentro il tombino nel quale stava lavorando. Ma a un primo esame
sembra che questa possibilità sia stata esclusa. Resta il malore
che potrebbe aver stordito l'elettricista e quindi averlo
trattenuto in quella posizione facendolo poi finire con la testa
sott'acqua. Il tombino è quadrato, ha un'apertura di 60 centimetri
per lato, Casu era lì per cambiare le fascette che tenevano la
pompa sommersa. Poi c'è la terza temuta ipotesi: che l'uomo,
sveglio e cosciente, sia finito con la testa sott'acqua per un
motivo non dipendente dalla sua volontà e che sia morto annegato.
La domanda atroce circolava ieri e scuoteva tutti: colleghi e
operatori impegnati nelle indagini. Ci si è chiesti anche quale
errore di manovra eventualmente, in una circostanza simile, fosse
possibile commettere, ma non sono arrivate risposte
plausibili.
La procura ha nominato anche un perito della Asl per gli
accertamenti tecnici sul luogo dell'incidente. Un'altra morte sul
lavoro che ha provocato commozione e sgomento, seconda nella
sequenza delle tre disgrazie avvenute a ventiquattr'ore una
dall'altra: a Oristano, a Cagliari e a Portovesme. Nei prossimi
giorni gli esiti delle perizie, intanto ieri decine di persone si
sono strette attorno alla famiglia (moglie e due figli, i
fratelli).
(10 aprile 2008)