Costretti a cancellare le scritte a Cala Luna
I due giovani milanesi colti sul fatto hanno così evitato una denuncia
di Nino Muggianu
CALA GONONE. «Non c’era nessun cartello che vietava le scritte
sulle pareti per cui abbiamo pensato che potevamo lasciare un
nostro ricordo come altri che hanno fatto la stessa cosa. È stato
un gesto d’amore per le nostre ragazze». Questa la sconcertante
giustificazione dei due giovani che domenica pomeriggio sono stati
beccati dopo avere imbrattato una delle pareti a picco sulla
spiaggia di Cala Luna. Si chiamano Denis Bonaffini e Alfredo
Ravessi, entrambi ventenni di Pioltello in provincia di Milano. I
due sono in vacanza a Sos Alinos, Orosei, in compagnia delle
rispettive ragazze. Ieri, loro malgrado, sono ritornati sul luogo
del delitto armati di secchio, spugne e detersivi per cancellare le
scritte fatte da loro con pennarello indelebile.
Le scritte non erano piaciute per niente ai tanti bagnanti in quel
momento sulla spiaggia, che avevano segnalato immediatamente la
cosa ad un ragazzo del servizio di controllo incaricato dal Comune
di Baunei. Fabrizio, questo il suo nome, dopo avere individuato i
ragazzi con la complicità di molti bagnanti, ha avvisato via radio
la Capitaneria di Porto di Cala Gonone. Saliti a bordo della
motobarca Imperatrice, i due writers all’arrivo a Orosei hanno
trovato ad attenderli i carabinieri che li hanno identificati in
caserma.
«Avevamo già avvisato le nostre famiglie per cercare un avvocato».
Ma la denuncia non è scattata perché si sono impegnati a cancellare
tutto. Dopo una notte insonne, ieri di buon’ora erano nell’ufficio
locamare di Cala Gonone. «Quel ragazzo - spiegano i due maldestri
writer - ci ha anche rovinato l’escursione perché dopo la scritta
noi non volevamo dare le nostre generalità. Quando siamo arrivati a
Orosei ad attenderci c’erano i carabinieri. Oggi il capitano ci ha
detto che la cosa migliore era andare a cancellare le scritte ed
eccoci qua, ma davvero usciremo sul giornale?»
I due sono arrivati intorno alle undici e mezzo a Cala Luna dove
ad aspettarli c’era il solito Fabrizio che ha seguito i lavori di
pulitura fino in fondo con l’incitamento che arrivava dagli
altoparlanti delle barche. Dopo diverse ore di lavoro, nel
pomeriggio c’era ancora qualche alone che andava tolto per bene per
cui l’operatore del comune di Baunei ha insistito che il lavoro
fosse fatto bene fino in fondo facendo restare i ragazzi in
spiaggia fino al tardo pomeriggio.
Un atteggiamento criticato dal comandante della Capitaneria di
Porto di Gonone, Bruno Lai: «Quel ragazzo che è stato messo lì dal
Comune di Baunei non è né un agente né un ufficiale di polizia
giudiziaria. Ci sono modi e modi di dire le cose. Non si possono
insultare le persone in spiaggia prendendole a voci. Ha trattenuto
i due ragazzi in spiaggia fino alle sei e mezzo, ma scherziamo. I
due ragazzi erano stati mandati da me, hanno pulito e hanno
ricevuto una tirata di orecchie: doveva bastare. Li ho fatti
rientrare io altrimenti sarebbero stati ancora lì. Se la scritta
non va via la devono togliere con lo scalpello? Hanno sbagliato,
punto e basta. Io non me la sento di rovinare due ragazzi di 20
anni - conclude Bruno Lai - solo perché hanno fatto quella scritta,
un pensiero che come dicevo è condiviso dagli altri due comandanti,
quello dei carabinieri e quella della forestale».
Certo, se nessuno fosse intervenuto avremmo assistito a un’altra
delle tante malefate rimaste impunite. Ogni tanto una punizione
esemplare serve. Del resto nemmeno nella loro città, a Milano, ci
sono cartelli con il divieto di imbrattare i monumenti. Non è un
buon periodo per gli «artisti incompresi», almeno in
Sardegna.
(28 agosto 2007)