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sabato 21.11.2009 ore 15.49
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Costretti a cancellare le scritte a Cala Luna

I due giovani milanesi colti sul fatto hanno così evitato una denuncia
di Nino Muggianu
CALA GONONE. «Non c’era nessun cartello che vietava le scritte sulle pareti per cui abbiamo pensato che potevamo lasciare un nostro ricordo come altri che hanno fatto la stessa cosa. È stato un gesto d’amore per le nostre ragazze». Questa la sconcertante giustificazione dei due giovani che domenica pomeriggio sono stati beccati dopo avere imbrattato una delle pareti a picco sulla spiaggia di Cala Luna. Si chiamano Denis Bonaffini e Alfredo Ravessi, entrambi ventenni di Pioltello in provincia di Milano. I due sono in vacanza a Sos Alinos, Orosei, in compagnia delle rispettive ragazze. Ieri, loro malgrado, sono ritornati sul luogo del delitto armati di secchio, spugne e detersivi per cancellare le scritte fatte da loro con pennarello indelebile.
 Le scritte non erano piaciute per niente ai tanti bagnanti in quel momento sulla spiaggia, che avevano segnalato immediatamente la cosa ad un ragazzo del servizio di controllo incaricato dal Comune di Baunei. Fabrizio, questo il suo nome, dopo avere individuato i ragazzi con la complicità di molti bagnanti, ha avvisato via radio la Capitaneria di Porto di Cala Gonone. Saliti a bordo della motobarca Imperatrice, i due writers all’arrivo a Orosei hanno trovato ad attenderli i carabinieri che li hanno identificati in caserma.
 «Avevamo già avvisato le nostre famiglie per cercare un avvocato». Ma la denuncia non è scattata perché si sono impegnati a cancellare tutto. Dopo una notte insonne, ieri di buon’ora erano nell’ufficio locamare di Cala Gonone. «Quel ragazzo - spiegano i due maldestri writer - ci ha anche rovinato l’escursione perché dopo la scritta noi non volevamo dare le nostre generalità. Quando siamo arrivati a Orosei ad attenderci c’erano i carabinieri. Oggi il capitano ci ha detto che la cosa migliore era andare a cancellare le scritte ed eccoci qua, ma davvero usciremo sul giornale?»

 I due sono arrivati intorno alle undici e mezzo a Cala Luna dove ad aspettarli c’era il solito Fabrizio che ha seguito i lavori di pulitura fino in fondo con l’incitamento che arrivava dagli altoparlanti delle barche. Dopo diverse ore di lavoro, nel pomeriggio c’era ancora qualche alone che andava tolto per bene per cui l’operatore del comune di Baunei ha insistito che il lavoro fosse fatto bene fino in fondo facendo restare i ragazzi in spiaggia fino al tardo pomeriggio.
 Un atteggiamento criticato dal comandante della Capitaneria di Porto di Gonone, Bruno Lai: «Quel ragazzo che è stato messo lì dal Comune di Baunei non è né un agente né un ufficiale di polizia giudiziaria. Ci sono modi e modi di dire le cose. Non si possono insultare le persone in spiaggia prendendole a voci. Ha trattenuto i due ragazzi in spiaggia fino alle sei e mezzo, ma scherziamo. I due ragazzi erano stati mandati da me, hanno pulito e hanno ricevuto una tirata di orecchie: doveva bastare. Li ho fatti rientrare io altrimenti sarebbero stati ancora lì. Se la scritta non va via la devono togliere con lo scalpello? Hanno sbagliato, punto e basta. Io non me la sento di rovinare due ragazzi di 20 anni - conclude Bruno Lai - solo perché hanno fatto quella scritta, un pensiero che come dicevo è condiviso dagli altri due comandanti, quello dei carabinieri e quella della forestale».
 Certo, se nessuno fosse intervenuto avremmo assistito a un’altra delle tante malefate rimaste impunite. Ogni tanto una punizione esemplare serve. Del resto nemmeno nella loro città, a Milano, ci sono cartelli con il divieto di imbrattare i monumenti. Non è un buon periodo per gli «artisti incompresi», almeno in Sardegna.
 
(28 agosto 2007)
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