Brucerà a Fiume Santo il carbone del Sulcis
di Giuseppe Centore
IGLESIAS. Voce dal sen fuggita, oppure frase pronunciata ad arte
per capire le reazioni degli interlocutori. Resta il fatto che l’i
ncontro di qualche giorno fa tra Soru e i sindacati a Cagliari
sulla estenuante, e per nulla vincente sinora, “vertenza energia”,
è ruotato intorno a un solo pesante concetto. «Potremo anche
bruciare il vostro carbone a Fiume Santo».
«Ipotesi di scuola, come se ne fanno tante, che non ha adesso
ricadute concrete». Questo il commento degli ambienti vicini al
presidente a chiarimento di una frase che vale però più del suo
significato letterale. Sarà ipotesi di scuola, ma su questa da
marzo i vertici prima di Endesa e poi di E.On, (a conferma di una
continuità strategica non compromessa dal risiko energetico che si
chiuderà a luglio) ci hanno lavorato a lungo e hanno discusso con
gli interessati tutti, ma proprio tutti, gli aspetti, finanziari,
industriali e normativi del problema. Il dossier “Carbone a Fiume
Santo” è pronto, per mandarlo avanti e renderlo operativo manca
solo un passaggio che per gli addetti ai lavori non è di politica
industriale, ma di politica tout court. Portare il carbone dal sud
al nord dell’isola, adesso, rischia di vanificare lo stesso Piano
energetico regionale, cambiando ruolo e attori.
Il cuore del piano prevedeva la realizzazione di una nuova centrale
a Portovesme, utilizzando il carbone estratto a due chilometri di
distanza, per immettere sul mercato dell’energia megawatt
sufficenti (come costo di produzione) ad abbattere la bolletta
delle industrie cosiddette energivore di Portovesme (Alcoa,
Portovesme srl ed Eurallumina). Il sostegno indiretto all’a
bbattimento del costo sarebbe dovuto venire dai contributi
cosiddetti Cip6 che sostengono la produzione di energia da fonti
alternative come il carbone. La procedura della concessione
integrata centrale+miniera è ferma perché anche questa parte della
legge 80 del 2005 non ha sinora convinto Bruxelles. E con un tacito
accordo tra Regione e Commissione si è deciso di bloccare l’iter in
attesa che si chiariscano i troppi punti che non vanno, a
cominciare dalla “dote” del Cip6.
Insomma, si blocca la concessione integrata, sono ammuffite le
tariffe agevolate per le industrie energivore (e chissà mai se
partiranno), rimane in piedi solo la miniera di Nuraxi Figus, che
nel suo portafoglio clienti ha solo l’Enel per un contratto
triennale, che scade nel 2009, da 1,1 milione di tonnellate di
minerale da bruciare nella centrale di Portovesme. Uno dei cavalli
di battaglia della campagna elettorale di Soru era quello di far
uscire Carbosulcis dal novero delle aziende foraggiate ogni anno
dalla Regione, per una trentina milioni di euro, ma senza alcun
ricavo. La concessione integrata è forse la soluzione perfetta per
mettere in posizione tutti i pezzi del puzzle energetico, ma è
anche la più lontana.
Pronta c’è una seconda soluzione, «basta solo modificare il decreto
del Presidente della Repubblica che impone di bruciare il carbone
Sulcis nel suo territorio e il gioco è fatto», avrebbe detto Soru
secondo quanto riferiscono i sindacati. La soluzione porta a Fiume
Santo, e, da ieri, a E.On. Il piano messo a punto nei mesi scorsi
prevede il conferimento di un milione di tonnellate l’anno di
carbone Sulcis a Fiume Santo quando entrerà in funzione il gruppo
da 410 megawatt, ad un costo per il compratore inferiore di poco ai
70 milioni di euro. Con queste cifre tutti gli attori del gioco ne
trarrebbero un evidente vantaggio.
Chi deterrà le centrali a Fiumesanto potrà disporre di un carbone
che costa a oggi il 30 per cento in meno di quello importato dall’A
frica o dall’Australia e che opportunamente miscelato riporta la
concentrazione di zolfo ai valori normali. La miniera avrà un
mercato sicuro e raggiungerà il pareggio di bilancio senza affanni,
e sarà privatizzata. Naturalmente chi si “becca” il carbone vorrà
avere anche gli incentivi che ad esso sono legati. Ma così i
destini della miniera e della nuova centrale a Portovesme
prenderebbero due strade distinte. E distanti.
(27 giugno 2008)