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domenica 22.11.2009 ore 03.29
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Brucerà a Fiume Santo il carbone del Sulcis

di Giuseppe Centore
IGLESIAS. Voce dal sen fuggita, oppure frase pronunciata ad arte per capire le reazioni degli interlocutori. Resta il fatto che l’i ncontro di qualche giorno fa tra Soru e i sindacati a Cagliari sulla estenuante, e per nulla vincente sinora, “vertenza energia”, è ruotato intorno a un solo pesante concetto. «Potremo anche bruciare il vostro carbone a Fiume Santo».

«Ipotesi di scuola, come se ne fanno tante, che non ha adesso ricadute concrete». Questo il commento degli ambienti vicini al presidente a chiarimento di una frase che vale però più del suo significato letterale. Sarà ipotesi di scuola, ma su questa da marzo i vertici prima di Endesa e poi di E.On, (a conferma di una continuità strategica non compromessa dal risiko energetico che si chiuderà a luglio) ci hanno lavorato a lungo e hanno discusso con gli interessati tutti, ma proprio tutti, gli aspetti, finanziari, industriali e normativi del problema. Il dossier “Carbone a Fiume Santo” è pronto, per mandarlo avanti e renderlo operativo manca solo un passaggio che per gli addetti ai lavori non è di politica industriale, ma di politica tout court. Portare il carbone dal sud al nord dell’isola, adesso, rischia di vanificare lo stesso Piano energetico regionale, cambiando ruolo e attori.

Il cuore del piano prevedeva la realizzazione di una nuova centrale a Portovesme, utilizzando il carbone estratto a due chilometri di distanza, per immettere sul mercato dell’energia megawatt sufficenti (come costo di produzione) ad abbattere la bolletta delle industrie cosiddette energivore di Portovesme (Alcoa, Portovesme srl ed Eurallumina). Il sostegno indiretto all’a bbattimento del costo sarebbe dovuto venire dai contributi cosiddetti Cip6 che sostengono la produzione di energia da fonti alternative come il carbone. La procedura della concessione integrata centrale+miniera è ferma perché anche questa parte della legge 80 del 2005 non ha sinora convinto Bruxelles. E con un tacito accordo tra Regione e Commissione si è deciso di bloccare l’iter in attesa che si chiariscano i troppi punti che non vanno, a cominciare dalla “dote” del Cip6.


Insomma, si blocca la concessione integrata, sono ammuffite le tariffe agevolate per le industrie energivore (e chissà mai se partiranno), rimane in piedi solo la miniera di Nuraxi Figus, che nel suo portafoglio clienti ha solo l’Enel per un contratto triennale, che scade nel 2009, da 1,1 milione di tonnellate di minerale da bruciare nella centrale di Portovesme. Uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Soru era quello di far uscire Carbosulcis dal novero delle aziende foraggiate ogni anno dalla Regione, per una trentina milioni di euro, ma senza alcun ricavo. La concessione integrata è forse la soluzione perfetta per mettere in posizione tutti i pezzi del puzzle energetico, ma è anche la più lontana.

Pronta c’è una seconda soluzione, «basta solo modificare il decreto del Presidente della Repubblica che impone di bruciare il carbone Sulcis nel suo territorio e il gioco è fatto», avrebbe detto Soru secondo quanto riferiscono i sindacati. La soluzione porta a Fiume Santo, e, da ieri, a E.On. Il piano messo a punto nei mesi scorsi prevede il conferimento di un milione di tonnellate l’anno di carbone Sulcis a Fiume Santo quando entrerà in funzione il gruppo da 410 megawatt, ad un costo per il compratore inferiore di poco ai 70 milioni di euro. Con queste cifre tutti gli attori del gioco ne trarrebbero un evidente vantaggio.

Chi deterrà le centrali a Fiumesanto potrà disporre di un carbone che costa a oggi il 30 per cento in meno di quello importato dall’A frica o dall’Australia e che opportunamente miscelato riporta la concentrazione di zolfo ai valori normali. La miniera avrà un mercato sicuro e raggiungerà il pareggio di bilancio senza affanni, e sarà privatizzata. Naturalmente chi si “becca” il carbone vorrà avere anche gli incentivi che ad esso sono legati. Ma così i destini della miniera e della nuova centrale a Portovesme prenderebbero due strade distinte. E distanti.
(27 giugno 2008)
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