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mercoledì 10.02.2010 ore 00.22
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Spissu: «Regola sbagliata ma lascio»

Nel Pd passa la linea del rinnovamento. Non si candida anche il capogruppo Biancu
di Alfredo Franchini
CAGLIARI. Giacomo Spissu non condivide le regole imposte dal nuovo corso del Pd sardo ma si adegua: getta la spugna, lascia il Consiglio di cui è stato presidente nell’ultima legislatura e assicura che continuerà a fare politica. La decisione del presidente del Consiglio è stata comunicata al commissario del Pd, Achille Passoni, con una lettera aperta, molto argomentata e polemica, diffusa ieri sera.

In precedenza, l’ex capogruppo del Pd, Antonio Biancu, ha comunicato di rinunciare alla candidatura nonostante sia sempre convinto di non dover dipendere nemmeno dalla deroghe visto che non aveva alle spalle due legislature complete. Passoni ha espresso apprezzamento per la decisione del capogruppo: «Ringrazio Antonio Biancu per la scelta che ha compiuto. Scelta non facile, certamente sofferta, ma piena di generosità verso il partito di cui gliene sono sinceramente e profondamente grato».

Nessuna replica, invece, alla lettera aperta che gli ha inviato Spissu. Ma il commissario del Pd, ieri, è stato impegnato dal primo pomeriggio e per tutta la serata nello svolgimento dei tanti impegni burocratici previsti per la formazione delle liste.

È stata dunque applicata in pieno la regole dei due mandati che manderà fuori dall’aula di via Roma 11 «anziani» del Pd in Consiglio regionale. Sarà vero rinnovamento? Spissu nella lettera aperta non crede a questa tesi: «La regola-non regola del limite dei mandati proposta per comporre le liste provinciali del Pd in nome di un astratto e un po’ demagogico rinnovamento se non temperata da accurate e ponderate valutazioni politiche», scrive Spissu a Passoni, «attua in realtà una forzosa espulsione di esperienze e radicamento sociale che altera il principio di rappresentanza e la valutazione dei valori in campo sottraendolo agli elettori e questo, in genere, non è un bene».


A giudizio del presidente del consiglio la radicalità della regola «non ha precedenti nella tradizione dei partiti né in quella più recente del Pd alle elezioni del 2008». Una regola che, in effetti, da quando è nato il Pd ha trovato la sua prima applicazione in questa occasione: «Non la capisco», aggiunge Spissu, «e la ritengo un errore frutto della fase embrionale e confusa della vita del partito in Sardegna e della fine anticipata della legislatura che è stata comunque tra le più positive della storia della nostra Regione».

Il presidente dell’assemblea sarda ha preso la decisione di non ricandarsi dopo il colloquio avuto con Passoni avanti ieri. Lo stesso commissario del Pd sardo aveva spiegato in quell’occasione di aver «affidato a Spissu la valutazione sull’opportunità di una sua ricandidatura». Spissu afferma: «Sono un uomo di partito e perciò ho deciso, in assenza di una più articolata e ponderata discussione per la quale non abbiamo tempo che io non debba costituire «un’eccezione». Da qui la decisione di non candidarsi.
«Faccio politica per passione e per scelta», scrive Spissu nella lettera al commissario del Pd, «e la farò senza alcun incarico anche in questa campagna elettorale dura e difficile e dopo di essa». Il presidente del Consiglio che, in passato era stato anche capogruppo dei Ds, assicura di essere pronto a dare il «fattivo e sereno» contributo alla formazione delle liste del Pd «in particolare a Sassari».

Spissu, infine, dedica l’ultimo paragrafo della lettera proprio alle candidature: «Più che ad escludere candidati dalle liste ero e sarò impegnato a convincere il maggior numero di persone a votare Pd, la nostra coalizione e a battere il Centro destra. Saranno primarie vere», avverte, «nelle quali più che i principi confusi conteranno i voti che spero superino quelli del nostro vero avversario che è appunto il centrodestra».

Rispondendo a Biancu, il commissario del Pd ha spiegato che il passo fatto decidendo di non ricandidarsi «consente al partito una più forte unità per realizzare quel processo di rinnovamento che la direzione regionale ha deciso».

Il caso delle deroghe nel Pd sardo è destinato a diventare nazionale. Già nei giorni scorsi alcuni big nazionali avevano preso posizione sulla scelta di non ricandidare tutti i cosiddetti «anziani». E l’ex ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, ora segretario organizzativo, non aveva nascosto il malcontento rivolgendo un durissimo attacco agli «emergenti del Pd», indicando tra questi Renato Soru, accusato di «non occuparsi del progetto ma solo della leadership nel partito». Passoni, che aveva ricevuto dal segretario Veltroni una delega molto ampia, ha gestito la partita in modo tale da mettere Spissu e Biancu di fronte a una scelta ineluttabile.
(15 gennaio 2009)
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