Spissu: «Regola sbagliata ma lascio»
Nel Pd passa la linea del rinnovamento. Non si candida anche il capogruppo Biancu
di Alfredo Franchini
CAGLIARI. Giacomo Spissu non condivide le
regole imposte dal nuovo corso del Pd sardo ma si adegua: getta la
spugna, lascia il Consiglio di cui è stato presidente nell’ultima
legislatura e assicura che continuerà a fare politica. La decisione
del presidente del Consiglio è stata comunicata al commissario del
Pd, Achille Passoni, con una lettera aperta, molto argomentata e
polemica, diffusa ieri sera.
In precedenza, l’ex capogruppo del Pd, Antonio Biancu, ha
comunicato di rinunciare alla candidatura nonostante sia sempre
convinto di non dover dipendere nemmeno dalla deroghe visto che non
aveva alle spalle due legislature complete. Passoni ha espresso
apprezzamento per la decisione del capogruppo: «Ringrazio Antonio
Biancu per la scelta che ha compiuto. Scelta non facile, certamente
sofferta, ma piena di generosità verso il partito di cui gliene
sono sinceramente e profondamente grato».
Nessuna replica, invece, alla lettera aperta che gli ha
inviato Spissu. Ma il commissario del Pd, ieri, è stato impegnato
dal primo pomeriggio e per tutta la serata nello svolgimento dei
tanti impegni burocratici previsti per la formazione delle
liste.
È stata dunque applicata in pieno la regole dei due mandati che
manderà fuori dall’aula di via Roma 11 «anziani» del Pd in
Consiglio regionale. Sarà vero rinnovamento? Spissu nella lettera
aperta non crede a questa tesi: «La regola-non regola del limite
dei mandati proposta per comporre le liste provinciali del Pd in
nome di un astratto e un po’ demagogico rinnovamento se non
temperata da accurate e ponderate valutazioni politiche», scrive
Spissu a Passoni, «attua in realtà una forzosa espulsione di
esperienze e radicamento sociale che altera il principio di
rappresentanza e la valutazione dei valori in campo sottraendolo
agli elettori e questo, in genere, non è un bene».
A giudizio del presidente del consiglio la radicalità della regola
«non ha precedenti nella tradizione dei partiti né in quella più
recente del Pd alle elezioni del 2008». Una regola che, in effetti,
da quando è nato il Pd ha trovato la sua prima applicazione in
questa occasione: «Non la capisco», aggiunge Spissu, «e la ritengo
un errore frutto della fase embrionale e confusa della vita del
partito in Sardegna e della fine anticipata della legislatura che è
stata comunque tra le più positive della storia della nostra
Regione».
Il presidente dell’assemblea sarda ha preso la decisione di non
ricandarsi dopo il colloquio avuto con Passoni avanti ieri. Lo
stesso commissario del Pd sardo aveva spiegato in quell’occasione
di aver «affidato a Spissu la valutazione sull’opportunità di una
sua ricandidatura». Spissu afferma: «Sono un uomo di partito e
perciò ho deciso, in assenza di una più articolata e ponderata
discussione per la quale non abbiamo tempo che io non debba
costituire «un’eccezione». Da qui la decisione di non
candidarsi.
«Faccio politica per passione e per scelta», scrive Spissu nella
lettera al commissario del Pd, «e la farò senza alcun incarico
anche in questa campagna elettorale dura e difficile e dopo di
essa». Il presidente del Consiglio che, in passato era stato anche
capogruppo dei Ds, assicura di essere pronto a dare il «fattivo e
sereno» contributo alla formazione delle liste del Pd «in
particolare a Sassari».
Spissu, infine, dedica l’ultimo paragrafo della lettera proprio
alle candidature: «Più che ad escludere candidati dalle liste ero e
sarò impegnato a convincere il maggior numero di persone a votare
Pd, la nostra coalizione e a battere il Centro destra. Saranno
primarie vere», avverte, «nelle quali più che i principi confusi
conteranno i voti che spero superino quelli del nostro vero
avversario che è appunto il centrodestra».
Rispondendo a Biancu, il commissario del Pd ha spiegato che il
passo fatto decidendo di non ricandidarsi «consente al partito una
più forte unità per realizzare quel processo di rinnovamento che la
direzione regionale ha deciso».
Il caso delle deroghe nel Pd sardo è destinato a diventare
nazionale. Già nei giorni scorsi alcuni big nazionali avevano preso
posizione sulla scelta di non ricandidare tutti i cosiddetti
«anziani». E l’ex ministro della pubblica istruzione Giuseppe
Fioroni, ora segretario organizzativo, non aveva nascosto il
malcontento rivolgendo un durissimo attacco agli «emergenti del
Pd», indicando tra questi Renato Soru, accusato di «non occuparsi
del progetto ma solo della leadership nel partito». Passoni, che
aveva ricevuto dal segretario Veltroni una delega molto ampia, ha
gestito la partita in modo tale da mettere Spissu e Biancu di
fronte a una scelta ineluttabile.
(15 gennaio 2009)