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Pierina Tola uccisa da un uomo solo

Assoluzione-bis in appello per Flavio Tuveri «Meno male, nel pomeriggio ho un esame»

CAGLIARI. Flavio Tuveri non c'era, a massacrare l'anziana farmacista Pierina Tola la mattina del 12 agosto 2004 è stato un solo rapinatore: Gianluca Marrocu, reo confesso e definitivamente condannato a trent'anni di carcere. A togliere l'ultimo velo di incertezza sull'omicidio più sanguinoso e gratuito che la storia cagliaritana ricordi è stata ieri la Corte d'Assise d'Appello presieduta da Vincenzo Oliveri, che ha confermato integralmente la sentenza di assoluzione emessa dai primi giudici il 19 marzo dell'anno scorso con la formula delle prove insufficienti.

Un applauso da parenti e amici subito soffocato dal severo monito del presidente Oliveri. Poi l'abbraccio liberatorio fra lo studente e l'avvocato Franco Luigi Satta, che l'ha difeso insieme al collega Luigi Concas: era mezzogiorno e mezzo. Appena due ore prima Tuveri aveva dato un saggio della sua tenera svagatezza giovanile comunicando ai suoi legali il proprio sollievo per l'ora annunciata della sentenza: «Meno male che è stamattina, nel pomeriggio ho un esame...».

L'avvocato Satta ha sgranato gli occhi e ha realizzato: c'era un ergastolo chiesto per lui dal pg Valerio Cicalò ma il bizzarro Flavio pensava a non perdere la sessione a ingegneria, come se l'assoluzione fosse un fatto scontato. Di certo non lo era come non lo è mai in un processo basato tutto su indizi e su una testimonianza ritrattata e contradditoria come quella dell'amico-accusatore Marrocu. Ma l'accoppiata di legali che la famiglia Tuveri ha potuto permettersi ha lavorato con cura maniacale sulla ricostruzione dei dettagli, mettendo a nudo i vuoti che le indagini non sono bastate a colmare.

Al centro delle arringhe è stata l'assenza totale di tracce: sulla scena del delitto, nella Smart di Tuveri, nella sua abitazione cagliaritana gli investigatori e gli specialisti del Ris non hanno trovato nulla che - a giudizio di due corti - potesse incastrare lo studente a un'accusa di omicidio. Pur in tono pacato l'avvocato Satta ha insistito a lungo sul potere condizionante che ha avuto sull'inchiesta la piccola macchia scoperta nel tappetino dell'auto di Tuveri: sembrava sangue umano, ma non lo era.

Eppure è su quella convinzione - per la difesa del tutto errata - che l'apparato investigativo ha mosso in direzione di Flavio Tuveri, trovando soltanto dopo la conferma dei sospetti nella chiamata in correità resa da Marrocu. E' molto raro, nelle vicende giudiziarie, che un correo coinvolga un complice, racconti fatti nei dettagli, fino alle parole usate mentre la povera farmacista agonizzava nell'appartamento di via Palomba e alla fine due corti d'assise le considerino menzogne. Eppure è andata così. Perchè ai verbali di Marrocu, un giovanotto avariato dagli stupefacenti, i difensori hanno contrapposto un quadro processuale asciutto, dove niente ha trovato riscontri sufficienti a definire la verità.

«Resta il fatto che Tuveri ha accompagnato Marrocu in via Palomba - ha osservato il pg Cicalò, lasciando l'aula delle udienze - e questo l'ha detto lui, non certo io». Così come restano gli esiti delle perizie medico-legali emerse in appello, opposte a quella - da considerarsi decisiva - del primo consulente della Procura, Francesco Paribello: due armi o un'arma sola hanno infierito sul cranio di Pierina Tola? La sentenza del primo grado ha detto una e così dirà quella dell'appello. Niente svitabulloni, come hanno insistito Cicalò e il legale di parte civile Pierandrea Setzu: un solo fendente, forse una mannaia, forse un coltello tipo Rambo come ha riferito Marrocu. Ma resterà un mistero, perchè nessuno l'ha visto, nessuno l'ha ritrovato.

Così come resterà il dubbio sulla telefonata, che Marrocu ha raccontato di aver ricevuto al cellulare proprio mentre il delitto era in corso: lui rispondeva al telefono e nel mentre Tuveri metteva fine all'agonia sanguinosa della farmacista. L'avvocato Concas è riuscito a ricollocare i tempi di quella comunicazione registrati nei tabulati: è arrivata prima, molti minuti prima che Marrocu, da solo, spaccasse la testa a Pierina Tola per andarsene di fretta, con duecento euro in tasca.

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